mercoledì, dicembre 31, 2008

He thinks it's not Koscher! Fundamentally he can't take it!

Bombardamenti a Gaza + Natale è l'anniversario della morte di Joe Strummer = Il video di Rock The Casbah adesso mi fa piangere mentre penso che nessun gruppo oggi avrebbe il coraggio di farlo, e sì che da bambini ci sembrava proprio un'innocua puttanata.

Masters of Low Profile

Da qualche mese curo una piccola rubrica su Rolling Stone (niente di speciale, credo sia un esperimento, non ho nemmeno scelto io il titolo). 
Ma quant'è menabile, 'sto ragazzo? Buon 2009

lunedì, dicembre 29, 2008

raudologia

2004 la testa di Saddam bomba-carta caricata con quasi mezzo chilo di polvere nera
2005 lo tsunami dal nome dell'onda anomala che alcuni anni fa devastò le coste dell'oceano indiano. Questo botto è composto da 11-15 cilindri esplosivi dal peso di un chilo ciascuno e collegati a un'unica miccia
2005 la Bomba Ratzinger creata nell'autunno del 2005, all'indomani dell'elezione del pontefice, contiene 4 chili di esplosivo. L'involucro è costituito da un secchio di plastica che, esplodendo, proietta schegge
2005 razzo Shangai pericolosissimi nelle città, perché destinati a essere accesi in luoghi aperti. La potenza di queste granate che esplodono anche ad altezze superiori ai 50 metri è devastante: possono penetrare nelle abitazioni, sventrando finestre e verande
2005 Ronaldinho
2006 la Bomba Finanziaria questa bomba pesa dagli 8 ai 15 chili, è ispirata alla manovra del 2006 del governo Prodi, ma è stata riproposta sul mercato illegale nel 2007. Per lanciare la 'bomba Finanziaria' occorre una sorta di mortaio calibro 22. L'ordigno, perché di questo si tratta, utilizza per salire in alto nel cielo una carica di lancio composta da 850 grammi di polvere nera. A questo punto si verifica la deflagrazione di una 'carica di spacco' composta da perclorato di potassio e alluminio nero che disperde nell'aria una serie di bombette a grappolo, che a loro volta danno vita ad una rumorosa cascata di luci e di colori
La guida ai grandi botti di capodanno su Asphalto (a cura del dr. Brunvand) è un documento notevole. 

Essere un blog di livello

A un certo punto ti rendi conto che stai scrivendo cose approssimative, e vorresti trovare qualcuno che conosce meglio l'argomento; e i più aggiornati che riesci a trovare sono quelli che lincano le tue cose approssimative. 

E adesso si riparte pure con Gaza. C'è qualcuno che riesce a scrivere qualcosa di sensato su Gaza? Io credo di avere esaurito il senso.

sabato, dicembre 27, 2008

Lindi e pinti

Ripulisti nel PiDdì: vartere vuole fare pulizia... "Via!"... se ne sono andati e l'ultimo ha chiuso la luce. Vartere e' rimasto al buio... "E gli onesti che non sono allineati se ne vadano sbattendo la porta, se credono!". Vartere starnutisce... "...la portaaaa!".

Comunque, se non c'era la crisi, la questione morale non esisteva... è la storia della mela: chi ruba ha fame.

mercoledì, dicembre 24, 2008

Modena regge

C'è stata un'altra scossettina, ma ho piacere di rassicurarvi: Modena è sempre lì, nella nebbia, con la magia dei mercatini di Natale in piazza Grande:

martedì, dicembre 23, 2008

ansia

Il terremoto, se volete saper questo, l'ho sentito forte e bene; non ho però ancora capito da dove è partito, e il fatto che l'ansa sia giù non mi piace tanto.

domenica, dicembre 21, 2008

Cosa racconteremo ai figli che non avremo

A volte cerco di immaginarmi cosa avrebbe pensato Mozart dei Pixies.
Probabilmente nulla: il suo senso dell'udito, geniale ma pur sempre storicamente determinato, avrebbe identificato le distorsione come “rumore”, e non avrebbe distinto una canzone dall'altra. Forse. E forse no. Tutto quello che mi viene in mente è lo choc culturale che provai quando il mio prof di musica mi prestò una cassettina del Dylan acustico. È musica, questa? E potrò mai capirci qualcosa?

Voi non sapete che angoscia sia. L'avete vista soltanto sulle facce dei vostri genitori, quando sparavate techno a buco in cameretta, o ai nonni che non capivano il rock'n'roll. Ma credevate di poter essere giovani per sempre? Verrà anche per voi il momento in cui sentirete solo un fischio, un urlo, un'esplosione, cosa sta succedendo? E uno stronzetto verrà a dirvi Nonno, ma come, è la mia band preferita. Maledetti posteri, hanno sempre ragione loro.

Io per esempio ieri sera sono andato a vedere Le Luci Della Centrale Elettrica. Seconda volta che ci andavo, ma continuo a non capire. Ecco, se io fossi stato un discografico e Le Luci fossero venute da me, gli avrei riso in faccia, come il tizio della Decca coi Beatles. E mi sarei pentito atrocemente, perché adesso Le Luci va in tv, vince il premio Tenco, riempie sale sempre più capienti, e le ragazzine in prima fila sanno le canzoni a memoria. E hanno ragione loro. Le ragazze che imparano i testi a memoria hanno sempre ragione.

Io non ci capisco niente, mi distraggo come alla predica in chiesa. Non riesco neanche bene a distinguere quando finisce una canzone e comincia l'altra. Ogni tanto una frase più lapidaria delle altre mi riscuote, ma ho la sensazione che siano tutte frasi lapidarie, centinaia di versi lapidari, una specie di contraddizione in termini secondo me, ma le ragazzine mi danno torto. Comunque, sintetizzando, di cosa parla? Sembra che sia uscito a prendere le sigarette ma i distributori non funzionavano, allora ha provato un po' più avanti, ma non funzionavano nemmeno là, e quindi ancora più in là, e così per sempre, il fantasma del ferrarese volante che gira su una macchina a recriminare quando basterebbe un distributore funzionante per tranquillizzarlo. Io non fumo e queste angosce non le posso capire, finisco seduto in fondo alla sala con Glauco.

Glauco dice che nelle sue canzoni ci sono centinaia di rimandi a un certo tipo di cultura che noi abbiamo (i Cccp, Pazienza, l'esercito del surf) e i ragazzini no. Quindi dovrebbe piacere a noi? No, noi ci annoiamo, appunto, perché queste cose le abbiamo digerite, mentre i ragazzini vengono investiti da una massa di input misteriosi, come noi davanti ai primi cartoni animati giapponesi che in effetti i nostri genitori non sono mai riusciti a capire.

E quindi è inutile che mi lamento, non ci si può lamentare d'invecchiare; se neanche Mozart capiva Debaser, chi sono io per pretendere di capire Le Luci Della Centrale Elettrica? In Italia oggi c'è un giovane artista che scrive migliaia di versi lapidari e le ragazze li imparano a memoria, e ho anche il coraggio di lamentarmi?

Tanto anche se m'invitavate non venivo

Io comunque ho sempre preferito il Risiko.
Anzi, adesso tiro fuori il Risiko e ci gioco, e non li invito, eh, no.
Ci gioco da solo, ché sono bravo, e alla fine scommetto che vinco io.
Ecco.

giovedì, dicembre 18, 2008

Riotta è sempre un po' più avanti

E' partito in questi istanti il primo servizio sul cenone a base di pesce.

That thing looks like a striped tomato!

Insomma, ieri in tv hanno fatto l'orrido Starsky & Hutch che segna un punto basso persino nella carriera di Ben Stiller, e tuttavia.
Tuttavia io di Starsky & Hutch ho un ricordo veramente infantile, di pre-serate sulla rai; le trame non riuscivo a seguirle e probabilmente avevo anche difficoltà anche a riconoscere Starsky da Hutch; quello che riconoscevo benissimo, ovviamente, era la macchina. La Ford Torino con la striscia bianca, che sarà anche nel prossimo film di Eastwood. E così mi è scattata la ricerca oziosa su wikipedia. Non sto a raccontare quanti telefilm ho rintracciato in un paio di ore, ma le cose più divertenti le ho trovate sulla Ford Torino di Starsky.
Dunque pare che l'attore che interpretava Starsky la odiasse, sin dalla puntata pilota. La sua obiezione mi pare sensata: che senso ha un poliziotto in borghese con una macchina che sbrillucica a dieci miglia di distanza? Se Starsky avesse saputo che l'obiettivo finale ero io (un bambino che giocava coi lego sul tappeto), forse avrebbe capito che il rosso fuoco e la striscia bianca erano necessarie per attirare e mantenere l'attenzione. Ma lui pensava a un tipo di pubblico più maturo, e decise che l'avrebbe distrutta. La guidava male apposta, schiantandola un po' qua e un po' là. Questo a volte era richiesto dalla sceneggiatura, ma a volte era solo frustrazione e cattiveria. La cosa fantastica è che il personaggio Starky invece alla macchina ci teneva parecchio (se non sbaglio era Hutch quello con la macchina-pollaio).

Glaser took an immediate and long-lasting dislike to the car, which has not changed to this day. According to Glaser in several interviews, there were three main reasons why he instantly hated the car: First, in his opinion, it was big, ugly and childish-looking. Secondly, the idea that two 'undercover' cops would drive around in a car with such an outlandish appearance seemed ludicrous, and lastly: He just doesn't like Ford products. At the first viewing of the car with David Soul (Hutch), Glaser remarked that the car looked like a 'striped tomato'. That nick-name stuck, and very soon the show's writers had worked it into the show as Hutch's derogatory name for Starsky's beloved Torino. Glaser remarked to Soul that he hated the car and that he was "going to destroy that car...burn it down every chance I get!" 

Da una serie all'altra la produzione ne ordinava un altro paio, ma pare che dopo quattro anni la situazione del parco-auto fosse tragica.

Towards the end of the four seasons of production, the Torinos were each noticeably worse-for-wear, and close watchers of the later episodes will spot many dents and other damage on the cars as they appear in various episodes. In particular, the driver's side 1/4 panel and tail-light area was seen to be smashed up in a couple of different 4th season episodes, and at least one of the cars was shown to have a dented and twisted front bumper along with some visible damage to the grill behind the bumper. The very last appearance of the Torino on the series seems to show that the driver's door and window will not even close correctly, possibly due to the rigors and effects of the 'spirited' stunt driving the car suffered over the years.

Sulla wiki in inglese ci sono persino gli attuali proprietari, gotcha.

"Veltroni: subito pulizia nel partito"

Ahinoi, "subito" era sei mesi fa. Adesso la denominazione corretta è "un po' tardi". 

mercoledì, dicembre 17, 2008

Tra sei anni lancerà youporn

Vado fuori a cena, torno, c'è Vespa che sta facendo una marchetta pazzesca a Dagospia.
"Ma come fa a battere sul tempo tutti i migliori giornalisti d'Italia e avere le notizie in esclusiva?"
Mah, chissà. Forse perché se le inventa?

venerdì, dicembre 12, 2008

No orgoglio no pregiudizio

Se toglie veramente il Latino dallo Scientifico diventa il mio Ministro dell'Istruzione per tutta la vita.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Tu sei cattivo con me, perché

...mi svegli alle tre
per farmi firmare decreti un po' porno,
po' porno, po' porno.



Tu sei cattivo con me, poiché
mi guardi come se
io fossi un’attrice
porno, pop porno, pop porno, porno

Tu sei cattivo con me, giacché
ti piace sognare
quel tipo di ministra un po' porno
po' porno, po' porno.

martedì, dicembre 09, 2008

C.C. Baxter e l'etica del lavoro


Ho letto su Wikipedia che la scena dell'ufficio nel film L'appartamento sarebbe un omaggio a King Vidor. Non conosco il film di Vidor ma ieri pomeriggio, mentre rivedevo per la centesima volta Jack Lemmon e Shirley MacLane cominciare quella partita a carte, commuovendomi come sempre, ho creduto di notare un nuovo dettaglio, forse non molto significativo, ma che mi confermava - semmai ce ne fosse ancora bisogno - la grandezza di questo film.

L'impiegato C.C. Baxter si muove in una griglia geometrica e precisa. La routine delle sue mansioni è scandita dai numeri, dal ritmo collettivo e dalla sua ossessione per le statistiche. I suoi movimenti e le sue promozioni sono allargamenti di spazio e spostamenti verticali di piano. Sarà un caso che il ruolo di Miss Kubelik sia quello di addetta agli ascensori?
Tutto questo movimento-lavoro è regolato, e forse anche permesso, dalla mancanza di etica. Il tradimento, l'ipocrisia, la complicità, la menzogna governano i rapporti tra Baxter e i rispettabili manager che utilizzano l'appartamento. L'ingranaggio è ben oliato e funziona a meraviglia, fino al parossismo della scena in cui i giorni prenotati sul calendario vengono scambiati in un furibondo giro di telefonate. Il sesso meccanico che avviene nell'appartamento, e a cui allude più di una volta il medico vicino di casa, è un riflesso di quell'ingranaggio.
Due azioni non rispettano la geometria pervasiva di questa vita: il tentativo di suicidio di Miss Kubelik, che si sente incapace di migliorare la propria condizione, e l'amore (dichiarato la prima volta "in contumacia") di Baxter, che non volendo prestare ancora una volta l'appartamento, preferisce licenziarsi.
Dunque, l'etica (o la disperata consapevolezza della mancanza di essa) sembra capace di contrapporsi e scardinare l'organizzazione del lavoro e del sesso così come la conosce il benestante uomo medio americano del 1960, anzi indicando un'ottimistica liberazione dal lavoro e aprendo nuovi giochi, come in quell'ultima storica battuta "fai le carte e dillo ancora".
E pensare che L'appartamento quell'anno vinse cinque Oscar, tra cui quelli per il miglior film e per il miglior regista.

lunedì, dicembre 08, 2008

Ho 35 anni e cosa ho fatto della mia vita?

Grazie a Petunias vengo a sapere che Gérard Lauzier è morto, senza mai avere avuto una pagina wiki decente. Né sono in grado di farla io. Io adesso mi metterò semplicemente a postare tutta la roba sua che trovo on line, e voi, appena domani aprono librerie e biblioteche, profittatene. Poteva farti semplicemente morire dal ridere; ma se era amaro, era l'amaro della medicina che ti guarisce per sempre dall'Invidia, e diventi uomo. L'ultima tavola di Cronache dell'Isola Grande in cui due ubriaconi al bancone raccontano come una tribù di indios amazzoni fu sterminata per uno scherzo (e intanto non riescono a smettere di riderne) è qualcosa che non dimenticherò mai, e ho dimenticato Delitto e Castigo.

La scena iniziale della Corsa del topo è la scena iniziale che avrei voluto scrivere io. Giuro, non passa un mese della mia vita senza che io pensi a quant'è figa la sequenza iniziale della Corsa del topo.

Ma di che parla questo fumetto, vi chiederete? Ebbene, di un uomo col romanzo nel cassetto. Il pirla perfetto. 

Poi ci sono i pirla ancora imperfetti, da perfezionare, come quello di Ritratto di giovane.
Lili Fatale è la sua prima storia - ed è già un maturissimo capolavoro. Lauzier smitizza il postcolonialiamo con una leggerezza che oggi non riusciremmo a immaginare. Da qui è nata la storia per cui è uno scrittore di destra - tranquilli, la destra francese anni '70 è comunque a sinistra di Veltroni adesso. 

Incredibili anche i Tranches de Vie, sui miti degli anni '70.



Ho l'impressione che il testo di più facile reperibilità in Italia sia il Ritratto d'artista. E' lo stesso pirla di Ritratto di giovane, dieci anni dopo. A ventiquattro anni un pirla completo, come in Italia se ne trovano solo dai 35 in su (per dire, ha due bambini). 

Ho sempre sognato il ritorno dello stesso personaggio dieci anni dopo - in un certo senso stava invecchiando con me. Che sciocchezze avrebbe ancora combinato? Ora devo immaginarmele da solo.


sabato, dicembre 06, 2008

Provincia o no

Vorrei fosse messo a verbale che persino in un paese come il nostro raramente si è visto un dibattito così cialtrone come quello sull'abolizione delle province.
Vedere un tema complesso e per sua natura eminentemente tecnico come l'organizzazione amministrativa dello stato trattato con una superficialità che i bar sport sembrano think tank è persino ilare se, al pari di me, vi frega poco e niente della questione.
Ma è preoccupante se pensate che un giorno potrebbe essere in discussione un argomento serio.

venerdì, dicembre 05, 2008

Bastonare il cane che affoga

Al termine di tre giorni di fuoco, nel corso dei quali cittadini, tecnici, associazioni e imprese hanno manifestato con forza il proprio dissenso per l’art. 29 del DL che rende più difficile usufruire dell’agevolazione fiscale, anche per gli interventi effettuati nel 2008, mercoledì il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha annunciato che il Parlamento eliminerà la retroattività dell’art. 29 È di ieri sera invece l'apertura sul silenzio-rifiuto: "è una procedura - ha detto il Ministro Tremonti - che si può modificare. Però su una cosa sarò assolutamente fermo: se dai un credito d'imposta, ed è giusto darlo in quel settore, poi però lo devi coprire”.

giovedì, dicembre 04, 2008

Trova il piccolo errore

1. Nel corso di una consultazione plebiscitaria, la Base elegge (A), che è più o meno l'unico candidato credibile.
2. (A) saluta, ringrazia lo straordinario pubblico, e nomina un consiglio (C), che lo aiuti nella complicata impresa di condurre il partito alla vittoria eccetera.
3. Va tutto a schifìo per 6 mesi. La Base mormora.
4. (A) s'incazza e prorompe: se qualcuno di (C) vuole sostituirmi, si faccia avanti. Nessuno di (C) si fa avanti.

Tutto regolare?

e se ci credi ne racconto un'altra

La grande rivoluzione transex di Vladimir che vince all'Isola ci fa una pippa, stasera su Raccontami il prete assume una travestita come Perpetua. Nel 1966.

mercoledì, dicembre 03, 2008

Sterminarli tutti e riservare l'ultimo colpo per Tremonti

Aggiornamento della situazione: hanno tolto la retroattività al provvedimento sulle detrazioni del 55% con lotteria ma hanno lasciato la lotteria. E Tremonti è pure salito in cattedra per dire che "i crediti d'imposta non sono un bancomat"
(parentesi preliminare: la retroattività che hanno tolto semplicemente non avrebbe passato il primo ricorso in tribunale. ma li leggono i provvedimenti prima di farli uscire? c'è qualcuno che li legge?)
venendo al sodo:

1. E' vergognoso che lo stato abbini una detrazione a una lotteria informatica. La detrazione o dev'essere del 55 per tutti o del 36 per tutti.

2. Il motivo invocato per la lotteria, cioè che deve essere certa l'entità della spesa, grida vendetta per il semplice fatto che è falso: dal momento che il 36 viene confermato comunque per tutti l'entità della spesa per lo stato rimane assolutamente incerta.

3. Nel merito del provvedimento. Tagliare la spesa nel risparmio energetico e sulle rinnovabili è stupidità allo stato puro. Per tanti di quei motivi, persino economici, che non sto neanche a elencarli tanto chi legge o li capisce da solo o è inutile.

Ma questo è il paese dei Franco Battaglia che scrivono sui giornali del presidente del consiglio e del presidente del consiglio che scrive le prefazioni ai libri di Franco Battaglia. Questo è il paese in cui l'opposizione reale è Ilaria D'Amico.
Quindi è normale così

Il mondo senza Il Manifesto (sarà più o meno uguale a questo)

Tanti anni fa la Groenlandia ghiacciò, e i Vichinghi decisero di morir di fame. Decisero loro, perché i loro vicini eschimesi, che non avevano problemi a mangiar pesce, sopravvissero. Ma la sola idea di cambiare la loro fiera dieta feriva la dignità degli orgogliosi Vichinghi.

Tanti anni fa, il Manifesto aveva un sito internet semplice e dignitoso. Credo che ancora nel 2001 fosse il miglior quotidiano italiano da leggere on line.
Poi hanno deciso di metterlo a posto, trasformandolo in un affare pretenzioso e sconclusionato, come piaceva a quei webdesigners, d'inizio secolo, quelli che "se l'utente non clicca non si diverte". Per dire, adesso per leggere un articolo bisogna cliccarci sopra tre volte. L'archivio continua a scomparire dopo una settimana, perché al lettore del Manifesto la Storia non interessa, lui è dinamico e vive nel presente. Io ho smesso di leggerlo, e in generale non lo linco (lincare qualcosa di destinato a scomparire?) Nel frattempo nel mondo reale i quotidiani digitalizzavano l'archivio (persino quelli italiani).
Ora il Manifesto chiude, e tra qualche anno nessuno si ricorderà più di loro, e della loro pazza idea di restare indipendenti su carta negli anni OO. Più duri delle querce che hanno fatto abbattere.

(Rivestiti, dai).

martedì, dicembre 02, 2008

Sterminarli tutti

Allora la situazione è questa: c'è gente, famiglie addirittura, che a causa di un provvedimento del governo non solo palesemente iniquo e assurdo, in una parola sola: allucinante ma probabilmente anche illegale rischia di perdere in un colpo solo alcune decine di migliaia di euro, dico decine di migliaia, che aveva investito in interventi di risparmio energetico e produzione di energia rinnovabile.
E sono due giorni che per radio e tv vedo l'opposizione stracciarsi le vesti per 2 euro/mese di aumento di sky.
I link non li metto, chi li vuole se li cerchi

Al tuajol ad furmajin (*)

In occasione del 70simo anniversario del decollo, vorrei ricordare l'illustre modenese mostrandovi il favoloso panorama che gli ispirò il gesto glorioso e insieme folle.
Anche se oggi bisogna dire che non c'è molta visibilità: 




(*) In una lettera, l'editore volante aveva chiesto che lo spiazzo tra la Ghirlandina e il Palazzo comunale dove sarebbe impattato fosse chiamato, da quel momento "Il tovagliolo di Formiggini".

domenica, novembre 30, 2008

Il volo dell'Angelo

70 anni e un giorno è il periodo di tempo che ci separa dalla mattina in cui se ne andò Formaggino da Modena, "uomo tra i meno noiosi del suo tempo".

Per i pochi che non ne conoscessero la storia, al di là di wikipedia, c'è il video dello spettacolo prodotto dal Teatro dell'Argine

martedì, novembre 25, 2008

La ricerca senza futuro

Vi è mai capitato di pensare a Filippo Tommaso Marinetti come a un mitografo moderno? Avete mai intravisto nella sagoma del futurismo un emblema del ritardo culturale e del gattopardismo italiano? Vi è mai venuta voglia di scriverci duecento pagine sopra, appena avevate una mezza giornata libera? Beh, troppo tardi.

Steve Jobs, nun sei nisciuno

Mesi fa osai sfidare il consenso mondiale intorno all'Iphone argomentando il fatto che ok, ti fa veramente sembrare fico davanti alle tipe in aperitivo, ma se poi il loro ragazzo s'incazza perché le fissi, non c'è nessuna app che ti salvi il culo. E dire che sarebbe bastato poco, che so, una baionetta retrattile, una lama a serramanico. Siccome Steve Jobs questi problemi non è abituato a porseli, non resta che fare appello alla proverbiale creatività napoletana (qui dicono Balcani, ma ci credo poco). Ladies and gentlemen e signure 'ncruvattate: il Pistofonino.


L'avevo visto nel tg, lo rivedo da Gilioli, ma non ho ancora capito se oltre a sparare funziona anche come telefono. Capite che cambia tutto. 
(C'è però da dire che come telefono è proprio brutto). 

lunedì, novembre 24, 2008

Col bianco tuo candor

Nel frattempo a Modena nevica, e una soffice coltre ricopre Piazza Grande - ma a che servono le parole, molto meglio le immagini:


"il conflitto, wow"

Questa cosa per cui si deve insistere sul conflitto generazionale, senza però scadere in forme vecchie e superate come, per esempio, il conflitto generazionale, è il loop definitivo. Un po' come uccidere il padre a furia di richieste di attenzione.

Ovviamente, mentre uno gira su sé stesso, i vecchi furbi lo fottono: e hanno perfettamente ragione.

"nn è pazzesco? Sul serio. NN E' PAZZESCO?"

Non è calcolabile quanto mi stia facendo ridere questo video.

(Il discorso poi prosegue qui).

domenica, novembre 23, 2008

Modena by day

Forse non ignorate che la Ghirlandina, il meraviglioso campanile modenese che tutto il mondo ma soprattutto i bolognesi c'invidiano, a causa di un restauro è ricoperta ormai da un anno da un'opera d'arte di Domenico Paladino.

L'opera d'arte si sostanzia in un telo che copre le impalcature. Il telo in tre mesi è diventato grigio piombo (cosa che anche un bambino avrebbe potuto immaginare [UPDATE: ma Cragno no]), però non è che le impalcature sottostanti sarebbero molto più gradevoli all'occhio, eh.

Sulla Ghirlandina, qualche anno fa, era stata piazzata una webcam. Anche questo non è uno scoop.
La cosa curiosa è che nessuno l'ha mai staccata. E' ancora lì.  E bisogna dire che il panorama di Piazza Grande che trasmette in una bella mattinata novembrina di sole è molto suggestivo.


giovedì, novembre 20, 2008

Non potevano mandarlo a dirigere il traffico perché avrebbe inghiottito il fischietto

Ma tutti quelli che si stanno ricordando in questi giorni che Veltroni è un incapace, non potevano farselo venire in mente tipo tredici, quattordici mesi fa? Ci saremmo risparmiati parecchie situazioni imbarazzanti.

lunedì, novembre 17, 2008

Quella rana che ci manca tanto

Trovandomi a Bolzano per qualche giorno non ho mancato l’occasione di mettermi sulle tracce della nostra rana crocifissa preferita, quella che ci ha fatto compagnia per mesi nel template di questo blog e che era ospitata presso il locale museo di arte contemporanea.

Troppo tardi. Cacciata la rana e poi anche la direttrice, adesso al Museion c’è solo una bella mostra sui Sonic Youth (che consiglio caldamente). Barbara, la guida, mi dice che ai tempi di “Zuerst die Füsse” davanti al museo c’era persino un tizio che faceva lo sciopero della fame contro l’esposizione del sacrilego animale (“Fosse per me lo lasciavo morire di fame quello. Un cretino di meno”). Forse si trattava del presidente del Consiglio regionale. La cosa curiosa è che tutto questo accanimento è stato rivolto nei confronti di un'opera ironica ma dal significato persino moralistico.
La citazione qui sotto è presa da internet per pigrizia ma è la stessa che mi ha dato Barbara
Il Tirolo infatti e’ fatto di ”Kneipen”, locali dove a fine giornata si beve birra a litri per poi lasciarsi andare a barzellette e battute pesanti e sconce sotto il crocifisso di legno che, normalmente, vi si trova appeso. ”Nageln” (inchiodare, i chiodi della croce) in gergo significa anche avere rapporti sessuali e ”Fred Frog (rana) rings the bell” sta per ”Facciamoci un altro giro di birra finche’ siamo ancora in grado di reggerci in piedi”. Insomma la rana in croce rappresenta l’uomo ridotto ad animale, che beve fino all’abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell’alcol vissuto come piaga. E Kippenberger condanna una societa’ che da una parte si dice cristiana e che dall’altra, proprio sotto o davanti al Cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di se’.

Intanto, rimosse le opere d’arte blasfeme, restano quelle ufficiali: il Monumento alla Vittoria ad esempio.

O il Mussolini equestre di piazza del Tribunale. Infatti il giorno in cui ho lasciato l’Alto Adige era prevista una manifestazione degli Schützen contro il fascismo. Che di per sé sarebbe anche un’ottima iniziativa se non fosse che anche tra i tiratori piumati devoti al Sacro Cuore di Gesù si respira una certa arietta. Meglio quella del lungo Talvera, che in una bella giornata autunnale è il posto più splendido della splendida ranidafobica Bolzano.

nelle foto, dall'alto:

1. Il Museion
2. Monumento alla vittoria. I militanti di AN depongono ceri in attesa della manifestazione degli Schützen
3. e 4. La colonna "Agli atesini caduti per l'Impero" in piazza della Vittoria
5. Lucchetti dell'amore sul Talvera
6. Castel Mareccio visto dalla passeggiata sul Talvera
7. Il Museion dall'oltre Talvera
8. Davanti al Museion. La rana non se n'è andata del tutto







Adesso accendo il termosifone

(Non che sia questo gran scoop, ma se lo scrivo qui magari me lo ricordo).

Mobilità, t'avessi preso prima

Gli ultimi pezzi di Georg, specie se letti in rapida successione (1, 2), sono autentici calci in bocca, anche se in qualche modo salutari.

Ma se dovessi fare una sintesi estrema di cosa non funziona, in questi testi, direi così: oggi, come allora, si insiste nell’errore di trattare l’università come uno strumento di mobilità sociale (far sì che chi nasce da famiglia povera non sia condannato a rimanere povero), quando andrebbe considerata semmai quasi un effetto di questa avvenuta mobilità. Il fatto che un individuo di classe bassa o medio bassa arrivi all’università e la frequenti con successo, aumentando quindi di molto le sue possibilità di reddito futuro - almeno in un Paese normale - dovrebbe essere il segnale che tutto il welfare precedente ha funzionato come si deve, e non invece la toppa paracula e ideologica per un welfare che fa acqua da tutte le parti, col risultato che la toppa accresce il buco e l’università si adegua al malfunzionamento generale. Chi ci rimette in questo caso, i ricchi o i poveri?

mercoledì, novembre 12, 2008

Sat wuguga sat ju benga (sat si pata pata)

Questa canzone è sempre riuscita a smuovermi tantissimi ormoni a caso, e da due giorni anche quello delle lacrime. 
Ma si potrebbe, tipo, farne l'inno di Castel Volturno? Se no anche di tutta l'Italia proprio.

lunedì, novembre 10, 2008

Carla con noi

Tra tantissimi problemi quindi abbiamo questo, un Presidente che straparla.
Se lo critichi, dai ancora più evidenza al fatto che straparla. Lui poi di sicuro non smette, perché da 30 anni vive circondato da lacchè che ridono delle sue battute, quindi al massimo diventa irascibile e straparla ancor di più. E quindi. Cosa si può fare di concreto per ridurre i danni?

Posso sbagliarmi, ma credo che il tentativo più interessante di questi giorni sia stato l'intervista a Carla Bruni. Perché - mi posso sbagliare - ma dei pareri di un Veltroni o di un Franceschini a Berlusconi non frega nulla e non fregherà mai nulla, ma con Carla è diverso, Carla è jetset. E non è nemmeno una che puoi far finta di non vedere, perché alla prima serata all'Eliseo tocca incrociarla per forza, e poi vediamo chi abbassa lo sguardo.

Spiace ovviamente ridurre la politica estera a un giochino da salotto, però alla fine Berlusconi va preso per il cumènda che è: può aver fatto tutti i milioni che vuole, essersi sbattuto tutte le sciacquette che credeva, ma c'è sempre un livello in cui si sentirà a disagio. Questa poi è l'unica missione storica della noblesse: squadrare i borghesotti dall'alto al basso e ricordar loro che sono dei vermi. Carla Bruni può farlo, e va assolutamente utilizzata per questo scopo.

Ho provato la lavagna digitale

Fighissima.
Peccato non avere un'aula adatta dove metterla. Anzi, peccato proprio non avere aule agibili per le prossime classi da 29-30 alunni, però fighissima.

venerdì, novembre 07, 2008

Il metodo Travaglio e il metodo Rocca

Molti anni fa, veramente troppi, qualcosa come tre mandati presidenziali fa, attraverso uno dei primi link di Wittgenstein scoprii il blog di Camillo. All'inizio lo trovai molto interessante, proprio perché faceva rassegna stampa dall'America partendo da un punto di vista radicalmente diverso dal mio.
Poi mi sono accorto che il suo autore, il giornalista del Foglio Christian Rocca, truccava: con un po' di taglia-cuci un articolo in cui tre iracheni si lamentavano delle percosse diventava un articolo in cui tre iracheni dicevano di essere stati trattati bene. Non sono neanche stato il primo ad accorgermente, anche se probabilmente sono stato il primo a fare casino. Scrissi una cosa, Rocca rispose piccato che comunque io avevo torto perché non avevo un cognome, ecc. ecc.. Non ho neanche voglia di mettere un linc, tanto si trova tutto.
Il casino giunse anche a Luca Sofri, che se ricordo bene spiegò che Rocca poteva sbagliarsi, ma restava un suo amico. Il che non era in discussione: nessuno aveva preteso che lo togliesse dall'agendina. L'amicizia in effetti non c'entrava niente, o no? 
Negli anni successivi ho continuato a leggere Camillo, incazzandomi sempre meno. Nel frattempo è stato colto con le mani nella marmellata parecchie volte, da parecchia gente: compresi blog più neocon di lui (ah, ne esistevano. Adesso un po' meno). La cosa non sarebbe neanche più tanto interessante (ci sono senza dubbio giornalisti più disonesti di Rocca, compreso il direttore di Rocca medesimo), se lo stesso Camillo non fosse concepito come un blog che fa le pulci ai colleghi. 
L'ultima novità è la querelle Rocca-Travaglio. 
In soldoni: Travaglio ha inserito citazioni di Rocca in un centone di previsioni della sconfitta di Obama. Ma Rocca, senza essere un fan di Obama, in realtà ne prevedeva la vittoria da un bel po'. E quindi stavolta a essersi sbagliato è Travaglio? Beh, sì.
Il problema è che il ritratto fatto da Sofri di Travaglio, un giornalista che si crede furbissimo ed è invece facilmente sgamabile, uno che taglia e cuce a piacimento, uno che s'inventa dei soprannomi e poi li usa fino alla noia... beh, io ci vedo Rocca, sputato. Voi no?
Non c'era neanche bisogno di difenderlo, scrive Sofri, "Ma è sempre interessante segnalare il metodo all'opera". Il metodo che consiste nel tagliare e ricucire dichiarazioni su misura? Sì, è interessante. Il punto è: perché quando lo fa Travaglio è interessante segnalarlo, e invece quando lo fa Rocca (facendoti prendere una discreta cantonata, come appena cinque giorni fa) no? C'è un motivo, a parte il primo che mi viene in mente, e cioè che Rocca è un tuo amico e Travaglio, decisamente, no? 
Personalmente una frase come questa:
UPDATE: scusate, ho copiato fidandomi la traduzione dal blog di Christian Rocca
nel 2008, mi fa un po' ridere. "Copiare fidandosi" da Christian Rocca è un po' come accettare un invito a cena da Hannibal Lecter. Poi sono convinto che umanamente sia simpaticissimo, però, tutto sommato, che mi frega?
Sono un lettore, semplicemente un lettore: vorrei soltanto fidarmi di quello che leggo. Ma è davvero troppo chiedere?

State Of Oblivion

Insomma, ehi, è morto Michael Crichton. Quello che ha inventato il Jurassic Park ed ER. E ha venduto sfruculioni di copie. Ehi, non ne parla nessuno?

Ne parlerei io, ma... ho letto solo Andromeda da bambino, in un vecchio tascabile garzanti di mia mamma. I tascabili fantascienza di garzanti erano molto eleganti, avevano una copertina rugosa e il titoli in helvetica. Di Andromeda mi ricordo quasi soltanto che tra gli scienziati reclusi nell'ambiente sterilizzato che cercano di capire il virus ce n'è uno che è lì praticamente per sbaglio, perché il protocollo prevedeva una specializzazione che in realtà poi non serviva; ovviamente alla fine quello che capisce tutto è lui.

E poi gli succede questa cosa, che nel film si capisce molto meglio: una volta che ha capito come funziona il virus, è lui il virus che deve salvarsi all'interno dell'organismo totalmente sterilizzato che cerca di farlo fuori, perché interpreta la sua diversità (la conoscenza) come minaccia. Un topos, però in Andromeda è proprio il topos allo stato puro.

Detto questo, che scrittore era Michael Crichton? Non c'è nessuno in grado di fornire un coccodrillo come si deve? Avete perso notti intere dentro i suoi enormi cartonati, e adesso neanche una prece? 

giovedì, novembre 06, 2008

134 milioni di CALCI NEL CULO



All'inizio di questa settimana ho avuto una di quelle idee che a volte ti vengono, una di quelle che dopo qualche anno porterebbero un avvocato ad assumere malox a tarda notte mentre escogita disperatamente un modo di provare la tua insanità mentale.

Stavo pensando: ma se andassimo a chiudere casa Pound?
Noi chi?
Mah, non so, facciamo la conta, come per giocare a nascondino, uno due tre, e quando siamo sessantamila prendiamo il treno, andiamo a Roma, chiediamo l'indirizzo, suoniamo il campanello... tutto molto pacifico, eh:
"Chi è?"
"Siamo normali cittadini che vorremmo chiudere casa Pound".
"Non si può".
"Veramente non si potrebbe tenerla aperta, comunque non è una questione di legalità".
"E' una questione di cosa?"
"E' una questione che avete veramente rotto i coglioni, giocate alla guerra, cinghiate la gente, vi fate i film... finché queste cose ve le fate tra virili amichetti va bene, ma qui siamo nel mezzo di una serie di pesanti confronti tra governo e categorie, e non possiamo permettere che s'interrompa tutto per le vostre patetiche richieste di attenzione. Per cui adesso vi facciamo chiudere".
"Ma questa è prepotenza".
"Magari anche sì, ma voi siete fascisti, no?"
"Un po' sì".
"Ecco, me l'ero sempre chiesto, come fa un fascista a lamentarsi della prepotenza altrui?"
"Comunque abbiamo appena chiamato la polizia".
"Brave checche, andate a frignare dai questurini".
"Non siamo checche".
"Chec-che chec-che".
"Smettetela subito!"

E via tutt'andare. Poi Obama ha vinto e mi sono sentito un po' più buono.
Ma è finita subito.
Oggi ho letto questa dichiarazione di Berlusconi (via Malvino) e ho pensato: ma se davvero riuscissi a fare la conta uno-due fino a sessantamila, mica perderei tempo a rompere i coglioni a Casa Pound: devierei subito il corteo fino alla prima scuola di suorine, e comincerei a spaccare tutto.
E se vogliono venire anche i fascisti, prego.

martedì, novembre 04, 2008

white riotta, I want a riot

Ma il loghino "USA 2008" del tg1 a cosa serve, esattamente? a parte a darci una certa misura del provincialismo di Riotta, intendo.

(Vedi anche Canemucca:)

mercoledì, ottobre 29, 2008

i soldi per l'abbecedario chiedili a sorreta


Io quei pinocchi di legno li ho sempre trovati sinistri, mi sembrano progettati per cavare gli occhi ai bambini agitati. Ecco, appunto.

Poi è interessante che ogni volta che gli studenti protestano, per qualsiasi motivo, presto o tardi arrivano quelli di destra a menarli (e farsi menare). Stavolta la bandiera è la meritocrazia, qualcosa che qualsiasi cervello di destra non potrebbe che sottoscrivere. Se fosse una questione di cervelli, naturalmente.

giovedì, ottobre 23, 2008

sabato, ottobre 18, 2008

Se Anna Frank avesse avuto un blog, la beccavano dopo una settimana

Ogni volta che qualcuno mi guarda strano e mi chiede: ma perché tu non metti il cognome? io sorrido e cerco di spiegarglielo; però in realtà dovrei essere io a guardare strano lui. 

cercavamo una persona per un posto per noi strategico. Come faccio sempre ho fatto prima una ricerca in rete. Uno dei candidati aveva scritto proprio su Facebook "Non riesco a trovare lavoro vicino a casa, sono costretto ad andare a milao per un colloquio, se mi assumono ci vado, ma continuo a cercare e se trovo vicino a casa li mollo subito"

E' risultato il migliore, ma ovviamente non lo abbiamo assunto.

giovedì, ottobre 16, 2008

Il ponte sul fiume Ipocrisia

La Lega vuole istituire "classi ponte" composte da soli studenti stranieri che non siano in grado di passare una prova d'ingresso (perché, ad esempio, non sanno l'italiano). Siete liberi di trovare la proposta razzista. Prima però assicuratevi di:

1. Non aver iscritto vostro figlio dalle suore, perché è un ambiente più confortevole.
2. Non aver iscritto vostro figlio alla sperimentazione musicale, anche se non distingue un la da un fa diesis, però l'ambiente è più stimolante (e, fra le righe, non s'iscrive nessun cinese o pakistano o terrone).
3.  Non aver iscritto vostro figlio di 11 anni alla sezione bilingue inglese-tedesco, nella perfetta consapevolezza che in tedesco imparerà, se va bene, giusto il necessario per ordinare un panino (brotchen, bitte): però è un ambiente più protetto dove non avrà per compagno di banco un albanese o uno zingaro.

Chi vi scrive, quest'anno, insegna in una classe con 11 stranieri su 26 alunni. Se le classi fossero fatte con criteri statistici, nel mio paese il 40% degli abitanti dovrebbero essere di origine straniera. Naturalmente non è così. Il problema è che ormai il 60% dei genitori (anche progressisti) iscrive suo figlio dalle suore, o al musicale, o a tedesco, e così tutti gli altri restano nelle classi normali. Che stanno diventando classi ponte, con o senza la Lega. Però i leghisti sono brutti brutti, eh. 

mercoledì, ottobre 15, 2008

Ve lo dico io come stanno le cose

L’ossessione di Krugman sono i tagli fiscali che, secondo lui (che però ha vinto il premio nobel per l'economia, ndblogger), avrebbero condotto al tracollo, quando invece hanno fatto crescere l’economia e portato più soldi nelle casse federali.

Christian Rocca, Il Foglio

martedì, ottobre 14, 2008

Natale sulle Twinz

Il film sembra chiudersi dopo la torta in faccia ricevuta da Bin Laden-Abatantuono, il quale promette vendetta. Soltanto sui titoli di coda (preannunciati dalla scritta in sovraimpressione "qualche mese dopo") scorrono le immagini delle Torri Gemelle abbattute l'11 settembre dell'anno successivo, sulla musica dell'ultimo grande successo dance di Michelle Hunziker e Gennaro Gattuso (presenti anch'essi tra le numerose comparse vip del film, che faranno felici grandi e piccini).

domenica, ottobre 12, 2008

Green porno


Non vorrei troppo turbare Leonardo o la linea editoriale di Piste, ma è domenica, si divaga volentieri, e qualche parola chiave per aumentare gli accessi non può far male: Isabella Rossellini + porno + insetti.

giovedì, ottobre 09, 2008

the Real Disaster Movie

Cioè, capita di vedere un film brutto nella vita. Anche due, tre, diciotto. Io per dire ho visto Inland Empire, cose che capitano, ci ridi sopra, ci scrivi un post, fine.
Ma non mi era capitato, ancora in poltroncina, di ragionare sulla necessità di scovare ogni singola pizza del suddetto film e darle fuoco sulla pubblica piazza, finché non ho visto questo, e con Glauco, poi. Che mi avrebbe fatto schifo uguale, eh. Però c'era anche Glauco.
E non è neanche colpa del doppiaggio, come dicono qui. Il doppiaggio è imbarazzante, molto al di sotto degli standard a cui siamo rassegnati. Ma non è nemmeno questo il punto. Il punto è che a Lee tirava il culo venire in Italia a girare un film in montagna, e ci ha mandato un tizio qualunque, tanto per i toscani i negri son tutti uguali. E questo tizio qualunque all'inizio aveva anche degli scrupoli, cioè, Spike, ma sei sicuro? E Spike: tranquillo bro', tanto sono italiani, si sono bevuti anche She Hate Me, figurati.
Prima di partire il tizio si è fermato al videonoleggio a rendere La vita è bella, vista con un occhio solo mentre faceva le valigie. Il tizio sa vagamente che c'è stata una guerra mondiale, e siccome in America è da trent'anni che ci giocano, su queste cose, ritiene necessario capovolgere i cliché: per esempio, i graduati americani bianchi sono stronzi, i graduati tedeschi leggono poesie e REGALANO LE PISTOLE AI NEMICI NEGRI!, i partigiani sono un po' traditori, i fantaccini delle SS sono professionalmente ben disposti al massacro, ma se gli tocchi i bambini! Se gli tocchi i bambini si ribellano, perché hanno un cuore! Il tizio non sa che in questo modo si sta pulendo il culo con la pagina più dolorante e sensibile della Storia della nostra nazione, e nessuno ha il coraggio di dirglielo perché credono che sia il grande maestro Spike Lee.
Tutta l'idea del film sta nel mostrare i Buffalo Soldiers, giacché non l'aveva ancora fatto nessuno. Capisci? Come faranno a criticare un film che finalmente mostra i soldati negri? "Spike, ma se mi criticano lo stesso?" "Bah. Fa una cosa. Ammazza un po' di bambini". "Sul serio?" "Sul serio. Quando ammazzi i bambini nessuno ti può più criticare. Entri in una dimensione diversa, al di là del bene e del male". 
Dunque ci sono questi soldati negri, in un villaggio toscano nel '44. Spike non lo sa, e nemmeno il suo sosia lo sa, però potevano anche arrivarci con un po' d'immaginazione: un soldato negro in un villaggio toscano nel '44 è un mostro. Perché nessuno ne ha mai visto uno coi suoi occhi, e inoltre sono armati, e parlano una lingua incomprensibile, e non sono poi troppo diversi dagli scimmioni dei cartelloni di propaganda. Invece questi arrivano, e subito Valentina Cervi si offre di guidarli nei boschi. Davanti a tutto il paese, eh, perché tutti devono sapere che appena vede quattro negri li guida nei boschi, t'immagini poi i discorsi davanti al focolare: "Deh quant'è brava e multi'ulturale la nostra Valentina, pei boschi con quattro negri". Poi alla fine non se ne fa niente, (e nessuno spiega il perché), comunque s'è capito che codesti negri son brava gente e quindi LI INVITANO A BALLARE. IN CHIESA. CON IL SANTISSIMO ESPOSTO. NEL 1944. Però quando uno prova ad accendersi da fumare, la tipa gli fa no, ehi, siamo in chiesa, non si fuma. Si mangiano dolciumi creati dal nulla nella carestia generale, e si balla in faccia al Santissimo, ma non si fuma. Quant'erano avanti, eh? C'era già il divieto di fumare nei luoghi pubblici. 
A questo punto uno dei quattro negri conclude che in Italia lo trattano meglio che negli USA, ah, beh, immagino. Prova ad accenderti da fumare in una chiesa battista ad Atlanta, dai, vediamo cosa succede. Intanto Valentina Cervi si spoglia nuda all'aperto, perché questa è un po' l'idea che hanno a Brooklyn dell'Italia, un posto dove si stende la biancheria in campagna spogliandosi nudi. Ma io posso capire il fascino del soldato e anche dell'esotico, e quella fregola di vivere che ti viene quando fuori c'è la guerra, capisco tutto, e chissà quante nostre nonne avranno fatto l'amore col primo soldato nero che passava, però quando vedi Valentina Cervi uscire di casa col casco del suo drudo in testa e la sigaretta 'mericana TI VIENE DA RASARLE I CAPELLI, O BU'AIOLA! Ecco, questo è il tipo di emozioni che ti costruisce questo film. 
Più in generale fantastichi di mettere al muro gli attori italiani che hanno letto il copione e non hanno avuto il coraggio di dire, Mr Lee, la prego, cambi questa cosa, è una cazzata. Cosa vuol dire "prima gli inglesi poi i tedeschi e adesso voi [americani]?" Gli inglesi? Nel '43?  Giustiziare Lo Cascio, che hanno assunto per fargli rovesciare il caffè, e non gli è riuscito bene neanche quello. Litri di caffè, da una tazzina. Agli americani piace lungo, si sa.

Tra Scaroni e Polaroid


via giavasan

mercoledì, ottobre 08, 2008

Scrivere parole

Una volta, su polaroid, ricopiai alcune righe da un racconto di William Saroyan. Non ricordo più il motivo, forse solo perché erano belle.
Ma ricordare d'averlo fatto è stato tutt'uno col ricordare quello che dicevano. E averlo ricordato mi è successo perché l'altra sera, dopo sei anni da quel post, ho trovato un paragrafo di Saroyan che merita di essere ricopiato (e che forse non sarebbe dispiaciuto anche a Ludwig Wittgenstein):
«Se lo scrivere fosse parole, allora sarebbe facile scrivere. Lo scrivere è qualcosa che avviene nonostante le parole. Non c'è altro modo in cui si possa scrivere, tranne con le parole, ma al tempo stesso lo scrivere deve avvenire nonostante le parole. La cosa che ti prende nello scrivere è la storia che le parole in sé stesse non dicono, ma che ti fanno conoscere. Lo scrivere è più o meno questo.» (dal romanzo Uomini e donne insieme, 1963)

domenica, ottobre 05, 2008

Crescete, moltiplicatevi, pagateci, crepate

Su macchianera c'è un prete (su macchianera c'è persino un prete) che ha calcolato quanto spende una famiglia italiana al mese. Bravo.
Ora bisogna farlo capire a quel tale un po' vanesio (ma scapolo di ferro) che ci ordina di generare bambini ogni qual volta ci scappa di scopare.

(P S: basterebbe una letterina delle sue, e una cinquantina di Curie sparse per l'Italia tutta sarebbero forzate a mollare le migliaia di abitazioni che possiedono e non vendono, perché venderle in questo periodo non conviene. E il prezzo delle case in Italia tornerebbe di colpo ai livelli del prezzo delle case in un Paese civile). 

giovedì, ottobre 02, 2008

Contributi al dibattito sulla definizione dell'Hipster, o no

Come giustamente faceva notare Enzo da qualche parte qui, il termine veniva già adoperato negli anni '40 per etichettare i bianchi che ascoltavano il bebop (la differenza coi beatnik non mi è chiara, ma c'era).
Io davo per scontato che il termine derivasse da hype (e quindi la traduzione più accurata sarebbe stata modaiolo, o di tendenza). Ma wiki dice di no, che viene addirittura dalla lingua Wolof ("hepi"= vedere; "hipi"= aprire gli occhi). Un verbo africano che sopravvive tre secoli e finisce nello slang dei jazzisti americani, mah. Sono scettico, ma non è il mio campo.
Comunque, ricorderete che in Underworld più volte De Lillo attribuisce a Lenny Bruce degli atteggiamenti da hipster. Ve lo ricordate, no? Ecco, volevo ben dire. La cosa buffa è che se poi vi capita di guardare Lenny di Bon Fosse, con Dustin Hoffman, in versione italiana più volte sentite la parola "hippie", che non si capisce esattamente cosa c'entri con la storia di un comico degli anni Cinquanta che rompe il muro delle parolacce. A un certo punto mi pare che glielo dica anche sua moglie: "Lenny, perché devi sempre essere così hippie?" La mia tesi è che il doppiaggio italiano abbia tradotto "hipster" con "hippie", bella lì.
Ma qui viene il bello: "hippie" deriva davvero da "hipster". Da qualche parte avevo letto anzi che all'inizio gli "hippie" erano quelli che cercavano di essere hipster ma 'un ce la potevano fa'. Wiki conferma: As hipsters became older they invented the then pejorative, hippy, to refer to the younger hipsters, the affluent young baby boomer's children. Un po' lo stesso rapporto che lega "pancabbestia" a "punk".
A questo punto, visto che la storia si ripete (in farsa, naturalmente), e gli antropologi da quotidiano hanno recentemente riscoperto gli hipster in alcune aree nei pressi dei Navigli (qualcuno anche a Carpi in Rodolfo Pio, dove per coincidenza mi è sparita una bicicletta) possiamo intuire lo step successivo: tra un po' ritorneranno anche gli hippies, cioè gli hipster di provincia. E siccome io vivo in provincia, la cosa m'inquieta e mi elettrizza insieme.
Può darsi che ce ne siano già in giro? Tra di noi, mimetizzati? No, così, tanto per dire, ma secondo voi, Bob Corn

mercoledì, ottobre 01, 2008

domenica, settembre 21, 2008

Gaspar Torriero gone sarcastic

Ragionando con Elena avevamo pensato che, avendo posto, ospitare il pilota Alitalia direttamente a casa nostra sarebbe stato meglio, anche perché in Comune ci avevano giurato che era totalmente autosufficiente...

I wannabe a part of it, New York, NY

Ammesso e non concesso che 

il leader della sinistra debba necessariamente essere un signore che perde sempre, non ne imbrocca una, ed è alla costante ricerca di status symbol veteroborghesi

allora

forse, dico forse, tra D'Alema con le sue barche e Veltroni con i suoi salottini a Manhattan preferivo il primo.

(Anche se, potendo scegliere, io Manhattan. Non so andare in barca, e a occhio mi sembra un investimento migliore).

Sull'argomento mi sembra che i blog stiano regalando, ne cito un po':
Ecco, io stenderei un velo di pietoso silenzioso su questa cosa che il principale esponente dello schieramento da me votato sta a fare il fighetto nei salotti dell’Upper West Side mentre qui sono cazzi amarissimi. (Piovono Rane)
Adesso va meglio. Mi sto rilassando. Alitalia in bancarotta. Recessione mondiale. Tempesta finanziaria. Strage di camorra a Napoli. E poi B. che fa il bello ed il cattivo tempo. Lui però è tranquillo. E si rilassa. A New York, cogli intellettuali. Senza Robert Kennedy non sarei me stesso. E poi. Se vince Barack cambia tutto, anche in Europa. E allora, di che preoccuparsi. Se vince Barack. Se lui è tranquillo. Rilassiamoci. (Giusec)
Ce mi frega se il mondo casca quando c’ho Times New Roman 18 interlinea 2,5 dapresentare. (Stati di Sonnolenza)

sabato, settembre 20, 2008

ahem... beh... cioè....

Se mi avete trovato troppo basso e troppo tondo, sarà per voi interessante sentirmi anche parlare come un Valentino Rossi sotto morfina.

(Ah, ringrazio Ludik senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile).

mercoledì, settembre 17, 2008

Meglio pianista in un bordello

Quel che mi sento di dire, a prescindere da ogni considerazione etica, morale, bla, bla, è che questo Vicky Gitto ha proprio avuto un'idea della Madonna: senza spendere un soldo, neanche un biglietto aereo sola andata (e le lezioni di volo che comunque sono uno sbattimento) ha fatto la sua provocazione ed è da due giorni che state tutti parlando di lui.
Un pubblicitario questo deve fare. Non vi piace? E infatti probabilmente voi fate un mestiere onesto.

domenica, settembre 14, 2008

Peggior blog andato a puttane

Ecco signora Carfagna, lo vede cosa mi combina? Mi manda in confusione Leonardo.
Che nel post qui sotto arriva a chiedersi cosa ci sia poi di così sbagliato nel suo disegno di legge che vieta la prostituzione di strada e se tutte quelle associazioni che fanno appelli contro non siano in realtà motivate da questioni prosaiche, tipo denari e riconoscimento pubblici. Che per carità, è un dubbio più che legittimo. E anzi chissà, magari in qualche caso le motivazioni inconfessate e inconfessabili assomigliano veramente a queste.

Solo che io signora Carfagna questo lavoro, quello delle associazioni, per un po’ di tempo l’ho fatto. Non tantissimo, un paio d’anni ma sufficienti per poterle raccontare la mia piccola esperienza.

E’ stato un secondo lavoro, quello di operatore di unità di strada, che ho portato avanti con un orgoglio, le confesso, francamente sproporzionato. Ma mi sembrava per una volta, io sempre così scettico di fronte al concetto di lavoro, di stare facendo una cosa seria. L’esistenza stessa di quell’incarico mi pareva la prova – e qui mi presti attenzione un secondo e poi mi compatisca – che l’indeterminismo storico sì, ma qualche migliaio di anni non tutti passati invano pure. Che se chiunque, ultimo tra gli ultimi e pur abusivo, arrivato sulla strada di un paese sconosciuto potesse ricevere informazioni e assistenza sanitaria gratuita allora anche la parola civiltà portasse con qualche dignità il peso del proprio inchiostro sulla pagina del dizionario. Che un progresso della specie alla fin fine c’era pur stato e nessuno potesse negarlo. Capisco che le scappi da ridere signora Carfagna e ne ha ben donde. Ma è con questo ridicolo carico immaginario sulle spalle della testa che ho cominciato e poi proseguito il particolare mandato affidatomi. Ovviamente prima che a lei, signora Carfagna, non l’ho mai confessato a nessuno in questi termini. Che le cose in cui credi veramente te le tieni per te perché dette una volta le hai bruciate per sempre.

Poi c’era anche un altro significato immaginario, diciamo così campanilistico, che attribuivo alla professione. Sì, perché in quest’epoca di welfare appaltato ai preti io ero il rappresentante di un servizio comunale, pubblico e laico, mantenuto dal contribuente e non dalla carità di qualche opera pia. E mi piaceva pensare che il contribuente modenese ne fosse pienamente consapevole e altrettanto testardamente determinato nel portarlo avanti. Motivato dalla volontà di affermare che nella nostra città, per chi veniva per fare bene, le porte erano sempre aperte. E quel fare bene signora Carfagna non è da intendersi col sorrisetto che potrebbe abbozzare un lettore che non ha capito niente. Che il trovarsi su una strada può ben essere l’incidente di percorso o il passaggio obbligato di un progetto di vita un po’ più elaborato.
Sarà anche che li ho sempre ammirati i migranti (i migrati), che li ho sempre pensati come quella parte migliore della società che preferisce prendersi in mano la propria vita piuttosto che vegetare in qualche periferia del mondo.

Sono partito per quest’avventura pure con tutto un mio bagaglio di pregiudizi. Mi aspettavo ad esempio molte reazioni di diffidenza, scortesia, chiusura totale da parte del target. Nella realtà: una minoranza le prime, quasi sconosciute le altre. Credevo poi che la sieropositività fosse diffusissima e invece, con notevole e positiva sorpresa, ho constatato che su decine e decine di esami del sangue due soli erano i casi conosciuti nella nostra zona, due ragazze probabilmente arrivate già infette. Ci presentavamo alle ragazze (dico ragazze per comodità signora Carfagna, ma c’erano anche uomini e transgender) con un cadeau: qualche profilattico, una caramella, e, se era il primo contatto, un mazzetto di fogli di informazioni sanitarie e sulla sicurezza personale. Poi puntavamo a fare due chiacchiere. Solo d’inverno, alle volte, c’era anche con un bicchiere di the caldo. “Se vieni in ufficio da noi il mercoledì o il giovedì pomeriggio ti accompagniamo in consultorio”.

Ho conosciuto – mi perdoni la banalità – delle belle persone. Non perché una prostituta sia necessariamente una bella persona, ci mancherebbe. Ce n’è di ogni tipo ovviamente. Ho conosciuto delle belle persone proprio perché diverse lo erano. O almeno così mi è parso per quel poco di rapporto che ci ho intrattenuto. Che le dico la verità, all’inizio una delle molle che mi aveva spinto ad accettare era proprio la possibilità di poter raccontare su un blog quest’esperienza. Avevo già le mie idee in merito signora Carfagna: volevo raccontare la parte leggera delle loro vite, di cosa ridono, come si divertono, cosa leggono, cosa guardano (questo l’ho imparato: reality soprattutto) , cosa fanno quando non lavorano. Che mica una sta chiusa in casa a piangere solo perché è sfruttata. Ma poi di mezzo c’era il maledetto lavoro e la distanza che i ruoli impongono alle persone. Non ho mai potuto uscire con nessuna per prenderci una birra come avrei voluto. Poi ci sono le indagini di polizia, la riservatezza che copre questo servizio sociale semi-clandestino e la volontà di non creargli guai. E poi c’è il pudore nel raccontare di queste cose che sembra di volersi illuminare di porca santità. E allora ho lasciato perdere con le velleità letterarie.

Ma non con il compiacimento per le cose fatte. E qui devo dirle che più che quell’una che sono riuscito a strappare al racket (cioè, mica l’ho sottratta io d’accordo. E’ stata lei che si è sottratta, io le ho solo dato un’opportunità. Ok, mica gliela ho data io l’opportunità. E’ stato un lavoro d’equipe, un sistema: c’è il servizio comunale, i vigili, la questura, le leggi dello stato sulla protezione sociale per chi denuncia, la rete di accoglienza sul territorio. Va bene. Ma cazzo: a chi l’ha chiesto il primo aiuto eh? Chi se l’è sentito dire “Gimme any help you can. I don’t want to do this work” eh? Chi ha passato una settimana di assenza mentale che mi telefona mia madre mentre sto facendo la spesa e alla fine mi chiede se sono sicuro di star bene eh? E chi ha fatto due telefonate alla ragazza col cuore in gola e un dito nell’orecchio che tra il mio inglese e il suo capivo una parola ogni cinque e poi dovevo ricostruire il senso? E chi si è preparato il discorsino quando ci siamo finti clienti e l’abbiamo portata in ufficio ? E chi le ha dato i venti euro perché il tutto fosse credibile ? Va beh, quest’ultima cosa il mio collega. E chi si aggirava furtivo ma più che altro nervoso perché in attesa di notizie in una buia periferia notturna quando i vigili hanno fatto il finto blitz concordato? Poi la portiamo in albergo per la prima notte e lì, lei che ancora non è sicura se può fidarsi del tutto o no di noi mi tira fuori un rosario e inizia a pregare in silenzio) più che quell’una, dicevo, la soddisfazione è stata nella contabilità alla fine dell’anno, scoprendo che di tutte le prostitute di strada da noi conosciute più del 40% si era rivolto al servizio per accompagnamenti sanitari o consulenze varie.

E poi gli IVG, gli aborti insomma. Con l’equipe diverse volte abbiamo prenotato visite, esami ed effettuato accompagnamenti in ospedale, soprattutto per ragazze nigeriane. Sempre con l’idea che fosse meglio la struttura pubblica del Cytotec privato. E confesso anche – non me ne voglia signor ministro - di non aver mai provato granché nei confronti di quegli embrioni che mi passavano accanto nel loro cammino verso il nulla eterno. Però di tante ragazze che abbiamo seguito signora Carfagna, solo due casi di recidiva. Una presenza alle visite post-ivg, quelle che si fanno dopo un mese e servono per vedere se va tutto bene e parlare di pillole, cerotti e spirali, intorno al 100%. E di questo ancora oggi, modestamente, vado abbastanza fiero.

Lei dice, signora Carfagna, che come donna la prostituzione le fa orrore. Io non so, non ho grandi opinioni in merito. Quel che ricordo d’aver provato tante volte è rabbia. Rabbia quando le ragazze mi riferivano di aggressioni subite. Perché aggredire, rapinare o violentare una ragazza di vent’anni che non ha altra possibilità rispetto a stare su un marciapiede è un gesto talmente vigliacco ma talmente vigliacco che non si può credere che chi lo commette poi non sprofondi in qualche cavità sotterranea apertasi spontaneamente o che possa addirittura rimanere impunito alla giustizia degli uomini. (“Copritevi a vicenda, prendete le targhe dei clienti non abituali” “Se ci dai la targa la segnaliamo noi a chi di dovere” “ Se fai denuncia con noi non rischi niente. Lo so che dovresti essere arrestata come clandestina ma c’è un escamotage, fidati di noi. La polizia è d’accordo”)

Mi lasci anche dire una cosa sui giornali, giuro che la faccio breve. Ma perché una ragazza aggredita, stuprata o rapinata è una notizia scandalo da prima pagina della cronaca cittadina ma se fa la prostituta slitta nelle pagine interne e diventa una “Lucciola aggredita col coltello”? E’ meno grave? Volete dire che in fondo in fondo se l’è cercata? Che un po’ se lo meritava siccome contribuisce anche lei ad alimentare il sottobosco del degrado urbano? Sì secondo me è proprio questo che volete dire. Allora lasciate dire anche a me: è uno schifo.

Ecco signora Carfagna, naturalmente non è detto che con la sua legge tutte le esperienze di unità di strada, che sono tante in giro per l’Italia, scompaiano e che le ragazze perderanno questa opportunità. Magari sarà la volta che partiranno veramente tutti quei programmi di avvicinamento alla prostituzione al chiuso di cui sento parlare da anni ma dei quali concretamente – se non erro – ancora nessuno è decollato. Magari verrà rilanciato anche il numero verde anti tratta (800 290290).

Però se devo essere sincero non sono molto fiducioso. Non mi sembra che siano tra le vostre priorità e nemmeno tra quelle delle amministrazioni locali. Ecco perché non sono contento della sua iniziativa legislativa signora Carfagna e spero che lei vorrà, assieme al suo governo, tornare indietro.
Se così non fosse le ragazze potranno fare affidamento solo sull’ultimo baluardo che entrerà sicuramente anche nelle case, il principale alleato della prostituta: il puttaniere.

Qui il comunicato integrale delle associazioni

Questa l’opinione del mio ex coordinatore, Franco Boldini

giovedì, settembre 11, 2008

Che stanno nelle tenebre

Anch'io ogni tanto ho i miei momenti di revisionismo.

Per esempio, nella prima metà degli anni '90 continuavo a pensare che le droghe leggere non dessero dipendenza. Lo leggevo, lo sentivo dire, mi fidavo. Poi ho cominciato a fare caso a quello che invece vedevo con gli occhi.

Analogamente, per molti anni ho sentito dire da uomini seri, degni di fede, esperti dell'argomento, che vietare la prostituzione stradale era una cura peggiore del male. Se devono battere, che battano sul ciglio della strada, dove si controllano a vicenda e possono essere raggiunte dalle associazioni; se le chiudessimo di nuovo in casa lo sfruttamento diventerebbe ancora peggiore. Ripeto, l'ho sentito dire e ci ho creduto (anche se ogni tanto mi chiedevo: in che senso peggiore? C'è qualcosa di peggiore?)

Gli anni '90 li ho proprio passati così, senza né fumare né andare a troie, ma fermamente tollerando spaccini e pattone, in quanto emissari di questo famoso male minore.

Ancora oggi è uscito un comunicato congiunto di Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children, in cui si avverte che (cito dal Corriere) "vietare la prostituzione in strada significa spingere chi si prostituisce nel sommerso degli appartamenti, dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell'ordine e operatori sociali". Se lo dicono loro, sarà vero, no? Eppure.

Senz'altro tutte queste associazioni, se perdono la strada, perdono gran parte della loro possibilità di intervento. Ma questo significa necessariamente che le condizioni di vita delle prostitute, in generale, peggioreranno? Me lo chiedo sul serio, non è una domanda retorica.

In casa ti sfruttano di più, dicono. In tal caso i racket - che ragionano da un punto di vista economico - si sarebbero trasferiti negli appartamenti da un pezzo. Questa idea per cui in strada c'è più autonomia e solidarietà e in casa c'è più sfruttamento oggi mi sembra un po' più discutibile. Forse viziata da un'ideologia, se non da un semplice ragionamento di sopravvivenza da parte di associazioni che in strada possono funzionare, e in casa no.

Però devo dire che non me ne intendo molto - Cragno? Ehi? Ci sei?