sabato, aprile 21, 2018

Meet me in another world, space & joy

Io Prince continuo a non essere sicuro di averlo capito nemmeno a grandi linee: però mi sento fortunato a essere cresciuto nel momento in cui in poteva uscire dall'oggi al domani con una canzone che sembrava diversa da tutto quello che aveva fatto prima, da tutto quello che avrebbe fatto dopo. Col tempo ho capito che molte di queste differenze erano effetti ottici, col tempo sono diventato più sgamato, col tempo non mi sorprende più niente e più nessuno e neanche Prince, fosse vivo, forse. Forse.

venerdì, aprile 20, 2018

On and on and on and on



È uscito al sole all'improvviso, e all'improvviso nostalgia di cose senza senso, brutti cavalcavia spalmati di sole che scendevo di corsa per tornare a casa e non c'era veramente nulla che mi avrebbe dovuto preoccupare. Nessun esame medico o universitario, nessun telegramma mi avrebbe mai portato nessuna cattiva notizia. Ero indistruttibile: se solo l'avessi saputo.

giovedì, aprile 19, 2018

"Quando la campanella suonerà l'una ci divertiremo un sacco assieme"



È molto probabile che il dilagare di video di studenti che molestano gli insegnanti derivi come al solito dall'emulazione: questi video circolano, mietono like, a volte finiscono pure su Repubblica o sul telegiornale → domani io faccio una piazzata al professore più tranquillo che abbiamo, tu mi riprendi e svoltiamo.

Tutto questo con la complicità di diversi prof, che comunque nelle riprese vengono sgranati e irriconoscibili: in ogni caso esibire una pubblica umiliazione diventa un modo per denunciare la triste condizione della classe docente eccetera.

Credono di trovarsi in una situazione win/win, studenti cafoni e professori (auto)umiliati, e non sospettano di fottersi a vicenda davanti a un pubblico annoiato che finisce per invocare quello che la scuola pubblica non può dare (ma la privata sì), ovvero il frustino.

martedì, aprile 17, 2018

Peccato che non ci fossi, Fulvio



Uno potrebbe anche pensare, ok, che ci vuole, è Morricone. Ma Morricone ci ha messo solo una tarantella, il punto è saperla usare. Guarda cosa ci fanno i Taviani, con una tarantella.

(E ogni volta pensare a Tarantino che si guarda il film, chissà cosa ci avrà capito).

lunedì, aprile 16, 2018

Dirindindin... ricordi?

"...Dopo un quarto d'ora avrei voluto fermare il vhs: basta, tutto questo non ha senso, mettiamoci a studiare le flessioni verbali (alle 21:30, con due classi di sconosciuti dalle occhiaie stanche di lavoro).
Poi Laura Betti, con sguardo incestuoso, si mette a cantare l'Uva Fogarina. E succede qualcosa. Trenta pachistani, dieci marocchini (che non sopportano i pachistani) e diversi sfusi si mettono a cantare “diridindindin”. Come se l'avessero sempre saputa. Gli arcani dell'inconscio collettivo. Avrebbero continuato col diridindindin per una settimana. Insomma, il film in un qualche modo stava facendo breccia. E cominciavo ad appassionarmi anch'io, volevo vedere come andava a finire.



In seguito ho avuto altre classi. Più o meno scalcagnate, più o meno galleggianti sulla soglia dell'alfabetizzazione. Non ho mai rinunciato a mostrare Allonsanfan. Col vhs, finché ha tenuto, poi lottai perché la videoteca si dotasse del dvd. Con la lavagna luminosa, con quella interattiva, con o senza sottotitoli. Malgrado quelle due scene di nudo da tagliare (è un film che parla anche di sesso, di quando i rivoluzionari smettono di farlo, di perché ricominciano). Purché ci sia la possibilità del fermo immagine, perché (come non manco di far notare) a ogni fermo immagine, Allonsanfan ti restituisce un affresco sulla parete. È un film fatto con un grande amore, che si vede, pochi soldi (e non si vedono): attori filodrammatici, bambini inquietanti, e Mastroianni immenso, che si regala per cento minuti..."

Per Vittorio Taviani (20/9/1929 – 15/4/2018).
(Cialtroni!)

domenica, aprile 15, 2018

Avvelenando i piccioni nel parco



(La prima e anche la dodicesima volta che la ascolti non ci fai caso, ma in seguito, conoscendo gli altri pezzi di Lehrer, non puoi fare a meno di immaginare che la coppietta che passa la domenica pomeriggio ad avvelenare i piccioni sia composta da un paio di scienziati – lo dice persino, che ha intenzione di portarsene un paio a casa "to experiment". Prende forma il sospetto che Lehrer sia stato davvero il primo a mettere a fuoco il cinismo dello scienziato moderno, quell'umor nero malcelante una sincera misantropia. Non era neanche il 1960, una vera e propria cultura nerd ancora non esisteva – forse sulle riviste di fantascienza? – e già Lehrer ci metteva in guardia. Avremmo potuto ascoltarlo. E anche i piccioni, avrebbero potuto cercare riparo – ma sono così buone le noccioline, anche pralinate al cianuro).

Spring is here
A-suh-puh-ring is here
Life is skittles and life is beer
I think the loveliest time
Of the year is the spring
I do, don't you? 'Course you do
But there's one thing
That makes spring complete for me
And makes every Sunday
A treat for me

All the world seems in tune
On a spring afternoon
When we're poisoning pigeons in the park
Every Sunday you'll see
My sweetheart and me
As we poison the pigeons in the park

When they see us coming
The birdies all try an' hide
But they still go for peanuts
When coated with cyanide
The sun's shining bright
Everything seems all right
When we're poisoning pigeons in the park

We've gained notoriety
And caused much anxiety
In the Audubon Society
With our games
They call it impiety
And lack of propriety
And quite a variety
Of unpleasant names
But it's not against any religion
To want to dispose of a pigeon

So if Sunday you're free
Why don't you come with me
And we'll poison the pigeons in the park
And maybe we'll do
In a squirrel or two
While we're poisoning pigeons in the park

We'll murder them all
Amid laughter and merriment
Except for the few
We take home to experiment
My pulse will be quickenin'
With each drop of strych'nine
We feed to a pigeon
(It just takes a smidgin!)
To poison a pigeon in the park

sabato, aprile 14, 2018

Confutatis maledictis

flammis acribus addictis, 
voca me cum benedictis. 



A Milos Forman, 18/2/1932–14/4/2014, da un mediocre benedetto e riconoscente.

venerdì, aprile 13, 2018

It is the springtime of my loving

Al sabato ormai mi sveglio presto come tutti gli altri giorni, però se avessi il tempo per stirarmi un po', aprire le finestre, constatare che piove, tornarmene a letto, stirarmi ancora, ripensarci, ecco, in un sabato d'aprile mi piacerebbe avere una sveglia che fa partire The Rain Song in automatico. La canzone più spudoratamente languida mai composta, una sonata di sette minuti tutta costruita intorno a un semplice accordo che slitta di un semitono, da-daaaan, l'equivalente musicale dei muscoli che si rilassano dopo l'enorme sforzo di stirarsi tra i cuscini, o sbadigliare. Da-daaaaan. E tutto intorno arpeggi, violini, la minor-drop progression sviluppata con tutto il tempo che serve, Plant che si sgola, Bonham che si scuote come la mamma che è venuta a darti una spinta, sveglia, ma tutto comunque ritorna a quell'accordo slittante, da-daaaan, a proposito di dissonanze primaverili.



(Adesso ci sono i tutorial per suonarla, che invidia).

giovedì, aprile 12, 2018

And who will have won when the soldiers have gone?

A proposito di canzoni che nascono stonate e in un qualche modo non se ne vanno più: quando vi leggo discutere di Siria, per una mera questione di associazioni mi viene in mente il Libano. Il Libano mi fa venire in mente i cedri, i Fenici e gli Human League. Così voi state ancora parlando di Siria e io sto canticchiando she dreams of Ninety Sixty-Nine before the soldiers came. E penso a com'erano strani gli Human League, a barcamenarsi tra new wave e neoromanticismo senza nessun vero equilibrio, in realtà, alternando spinte e controspinte, stiamo diventando troppo pop! che si fa? Togliamo le coriste? Scherzi? Le coriste ci hanno fatto svoltare, magari aggiungiamo le chitarre e l'impegno politico. Impegno politico nel 1982? Massì, guarda sul giornale, ci sarà ben qualcosa che non va, l'intervento in Libano? Scriviamo un pezzo sull'intervento in Libano.



Ecco quando parlate di Siria, io non posso farci nulla ma sto pensando alle coriste degli Human League (che probabilmente erano la cosa migliore del combo), coiffate e pittate come in un commercial L'Oréal che ce la mettono tutta, accennano una coreografia sui bombardamenti, sorridono ma non troppo, cercano di restare intonate alle chitarre anche se qualcosa evidentemente non sta funzionando, c'è qualcosa che stona e non se ne va (a differenza dei soldati).

mercoledì, aprile 11, 2018

Risulta peraltro evidente

...anche nel clima della distensione
che un eventuale attacco ai Paesi arabi
vede l'Italia in prima posizione.




(Tutti sanno tutto dell'inizio,
ma nessuno può parlare della fine).

martedì, aprile 10, 2018

Just because I love you, doesn't mean I love you

"Scusi è qui che si pubblica una canzone al giorno che riflette l'umore del giorno?"
"Ci proviamo".
"Avete una canzone per quei giorni di aprile in cui ti svegli in hangover anche se non hai bevuto?"
"Non ci capita mai, per sicurezza noi beviamo sempre".
"Quei giorni in cui tutto sembra andare a rallentatore, anche un po' fuori chiave, il ritornello in teoria non ha nulla che non vada, eppure suona stonato, drogato, forse è il polline".
"Gli antistaminici sono il peggio".
"Poi non si capisce se piove o c'è il sole, e questo ritornello stonato, rallentato, ti resta in testa tutto il giorno".
"È come se le dissonanze restassero più in testa, forse ci sono dei neuroni che reagiscono male e se la legano al nervo".
"Ce l'avete una canzone per un giorno così?"
"Ci faccia controllare".
"Mica roba in bianco e nero, eh? Cose contemporanee".
"La contemporaneità non esiste".

venerdì, aprile 06, 2018

avete visto per caso qualcuno con un immenso ammontare di amore nel suo interno?

In una città di sirene, castelli regine eccetera aspettano la primavera e quello che porterà
Era tutto luminoso e chiaro, un sole di aprile nel cielo di aprile, e qualcuno con immense quantità di amore al suo interno.

Iris primo fiore di primavera
Lei era uccello, lei era il vento
come un angelo vero, ma senza ali.
Avrei potuto tenerla tra le mie mani
perché era la più piccola di tutte
ma il suo cuore sarebbe cresciuto più grande del mio



Le stelle erano state mandate a fare la guardia alla piccola che cominciava a fare dei suoni coi suoi piccoli polmoni. Se solo fossi stata abbastanza vicina da sentirla respirare... Era tutto luminoso e chiaro, un sole di aprile nel cielo di aprile, e qualcuno con immense quantità di amore al suo interno.

Iris primo fiore di primavera
Era un uccello, era il vento
come un angelo vero, ma senza ali.
Avrei potuto tenerla tra le mani
perché era la più piccola di tutte
ma il suo cuore sarebbe cresciuto più grande del mio

(Anche Google Translate sta crescendo, tra un po' scriverà traduzioni più belle delle versioni vere).



giovedì, aprile 05, 2018

Ma non mi chiedere che penso di te

Quando piove, canzoni sulla pioggia ne trovi quante ne vuoi. Quando c'è il sole; quando sei triste, arrabbiato, innamorato, eccetera: non è mai un problema trovare una canzone.

Ma quando ti senti inadeguato anche se stai dando il massimo e preghi che vada tutto bene anche stavolta e tutta una serie di ingranaggi che stai oliando funzionino al momento giusto invece di incepparsi e trottolare a terra: ce l'hai una canzone per una situazione del genere?

I can't help about the shape I'm in
I can't sing, I ain't pretty and my legs are thin
But don't ask me what I think of you...



Oh Well (part1) è un pezzo miracolosamente sospeso tra improvvisazione e organizzazione. La parte strumentale è un meccanismo complesso in cui tutti devono fare la propria parte e non sgarrare di un trentaduesimo. Manca solo il cantato, e forse Peter Green aveva già capito che preferiva scrivere strumentali. Così a un certo punto il meccanismo si ferma, di botto, e Green canta da solo, mettendo a fuoco già a fine Sessanta la sindrome dell'impostore: non ce la posso fare. Qui tutti mi prendono per il nuovo Eric Clapton, ma anche il vero Eric Clapton non ce la potrebbe più fare. Si aspettano miracoli e ho solo una chitarra in mano. I can't sing, I ain't pretty and my legs are thin. (D'altro canto, sono pur sempre meglio di tutti voi coglioni messi assieme, ma non chiedetemelo, ok?)

Poi la band riparte, e deve spaccare il secondo. E se non ce la fa? Infatti nel video della BBC non ce la fa; Fleetwood sui tom-tom ha come un ripensamento. Green si sta quasi per mettere a ridere, ma riesce a completare la seconda strofa. La sua preghiera. Da recitare ogni mattina, e ogni volta che ti si inceppa qualcosa. Oh, bene.

Now, I talked to God, I knew He'd understand
He said, "Stick by my side and I'll be your guiding hand
But don't ask me what I think of you:
I might not give the answer that you want me to"

È fin troppo facile definire Oh Well (part1) un pezzo bipolare – così facile che non sono riuscito a evitarlo. Green preferiva la seconda parte, uno strumentale che al tempo doveva suonare diverso da tutto ma che oggi è più datato. Oh Well è la canzone da ascoltare quando pensi di te cose bruttissime e allo stesso tempo sai che non devi mollare proprio adesso, e anche Dio, Dio stavolta in te deve crederci. Hai dei crediti da riscuotere. Non chiedere il perché. Non chiedere troppo. Andrà Bene.

(Ne ho parlato con Dio, lui sa che sono stanco: "Guido la tua mano", ha detto, "sta' al mio fianco. Ma non chiedermi che penso di te: potrei dare la risposta che non vuoi da me).

mercoledì, aprile 04, 2018

King, where are your people now?

King, where are your people now ?
Chained and pacified.
Tried in vain to show them how.
And for that you died.
You had a dream of a promised land.
People of all nations walking hand in hand
But they're not ready to accept
That dream situation, yet.
King, where are your people now ?
Chained and pacified.
Tried invain to show them how.
And for that you died.



Il reggae, teoricamente così solare, caraibico, nei primi dischi degli Ub40 prende subito l'odore della pioggia sul cemento e sui mattoni, quell'odore che da noi è particolarmente aprile e a Birmingham magari è tutto l'anno. Martin Luther King, morto ammazzato mezzo secolo fa: un eroe così poco comprensibile fuori dal Nordamerica (e persino laggiù cede il passo a eroi più semplici, cinematografici, lui decisamente non lo era), per quattro minuti di canzone diventa l'eroe sbagliato di tutti gli irredenti, chained and pacified, bianchi e neri: a Birmingham che differenza vuoi che faccia quando piove. E il 4 aprile piove di sicuro.

lunedì, aprile 02, 2018

Got to be a chocolate Jesus

Don't go to church on Sunday
Don't get on my knees to pray
Don't memorize the books of the Bible
I got my own special way
But I know Jesus loves me
Maybe just a little bit more
I fall on my knees every Sunday
At Zerelda Lee's candy store



Well it's got to be a chocolate Jesus
Make me feel good inside
Got to be a chocolate Jesus
Keep me satisfied

(Pasquetta è il giorno in cui di tanta passione ti restano solo mezzi gusci di fondente).

domenica, aprile 01, 2018

Wake Up Dead Man

Jesus
Jesus help me
I'm alone in this world
And a fucked up world it is too.

Tell me
Tell me the story
The one about eternity
And the way it's all gonna be

Wake up
Wake up dead man



(È difficile trovare una canzone interessante sulla Resurrezione. Perfino nel canzoniere ecclesiastico non è che ce ne siano parecchie di buone, rispetto al Natale, soprattutto. È una storia più difficile da raccontare, anche nei Vangeli ruota tutto intorno a un'assenza, a un mistero. In uno dei momenti più discutibili della loro carriera, mentre giocavano a fare i divi, Bono ed Edge mettono giù la Pasqua più laica e disperata che io abbia sentito intonare, con una metafora splendida già passata di moda: if there's an order, in all of this desorder, is it like a tape recorder? Can we rewind it just once more?)